lunedì 1 ottobre 2018

Vi riconosceranno da come vi amerete (parte 5)

(Spogliati.
Mi guardi stranito, forse eccitato. Perché, chiede il tuo sguardo. Perché ora ti porto sulla soglia del mio inferno.
Sfilo ciò che ho addosso, Adamo ed Eva non avevano il pudore addosso quando si sono incontrati e si sono amati. Non conoscevano la separazione dall'amore e dal creato. Non conoscevano la mancanza di amore, quella che ci fa proteggere e vergognare, quella che ci spinge nei sensi di colpa del nostro inferno personale.
Spogliati, amore mio. Io ti amo ma non ti guarderò. Ecco. Ti do le spalle. Se hai troppo caldo, stai un poco distante da me, non farti male se non sei pronto. Una ad una le mie vecchie cicatrici, ferite autoinflitte nella maggior parte dei casi. Immagina un quadro di Fontana, fatto solo di fiamme.
Ecco la prima ferita. Sei tu, ti sento dire. Sono io, ti rispondo. Cosa stai facendo. Guardo un punto fisso. Guardo il dolore che mi ha causato il tradimento di quell'uomo per la sua vanità e la sua insicurezza. E lo guardo. E lo guardo così come fisso tutta la mia energia contro una storia passata. Guardo il giorno in cui sono stata abbandonata da piccola e tutti si erano dimenticati di me. Guardo quando mia madre stette male e mia nonna mori proibendomi di andare al suo funerale. Guardo quando mio padre fu ricoverato ed ebbi paura per lui. Guardo quando seppi dell'alcolismo di una certa persona, guardo me stessa al funerale del mio amico morto di cancro. Mi guardo piangere e rinnegare dio e affogare nell'ira. Guardo me stessa mentre mi faccio divorare dall'invidia nel desiderare di essere amata dal ragazzo che invece amava un'altra. Guardo me stessa mentre mi costruisco la grotta di pietre, dolore su dolore, pena dopo pena. Guardo me stessa che costruisco il mio inferno e che gioisco nel farlo.
SMETTI SMETTI. gridi tu. Ma io ti faccio un cenno: non ti preoccupare. È il passato. È passato. E tutto è già stato riparato e salvato. Altrimenti sarei in quel punto fisso e rimarrei attaccata alla mia storia come una pazza narcisista ed egocentrica alla quale era stata negata la felicità
Perché lo hai fatto? Sei stupito, sei sconcertato. Ora viene il peggio. Non mi volto per rispetto alla tua nudità. Ma ti rispondo: perché tu lo fai? Perché continui a farlo tu? Ci hai mai pensato? La nostra storia di dolore ci rende quel che siamo, ma non ci definisce. Le perdite, le innumerevoli morti, non ci ammazzano l'amore, se non lo permettiamo.
Non riesco a metterci una pietra sopra su tutto, dici tu.
Solo perché identifichi chi hai amato in quel punto fisso. Ma quello, la fissazione, l'attaccamento al dolore come se fosse nostra madre, nostra nonna, nostro padre, il nostro amico, quel nostro amore, è il nostro inferno, non chi abbiamo amato e perduto.
Chi abbiamo amato non sta lì in quel dolore, sta nel nostro sguardo, nelle mani, nella forma delle unghie, nello spessore dei nostri capelli, nel dito del piede, nella dentatura storta e in tutte le azioni abitudinarie che facciamo ancora, ogni giorno. Con altre persone. Puoi uscire da tutto questo inferno autoinflitto prendendo distanza dalla tua storia, anche se sembra una cosa sbagliata. Una cosa ingiusta dovrebbe essere vivere e amare se chi ce lo ha insegnato non c'è più? No non è ingiusto prendere quella distanza. Quello è lo spazio in cui ho permesso a cristo di entrare per darmi uno sguardo nuovo, su di me, su ciò che è stato. Quello è lo spazio del perdono. Si, perché non esiste solo il perdonare l'altro. Si parte prima di tutto dal perdonare il proprio passato e la propria storia. E quando si perdona, si ama.
Ora puoi rivestirti. Fai in fretta, ti prego, amo guardarti negli occhi.)

Nessun commento:

Posta un commento