martedì 9 ottobre 2018

Amare: istruzioni per l'uso

(Un po' di tempo fa, dopo un fallimento relazionale importante, non sapendo dove sbattere la testa, mi sono imbattuta in una lettera. Volevo imparare ad amare e San Paolo ha lasciato ottimi consigli. Sembrerà banale ma io ci ho creduto, mi sono aggrappata, ho usato la mia caparbietà per seguire alla lettera la lettera. Ovviamente non riesco sempre a vivere come questa lettera, ma l'importante è provare.)
L'amore è paziente, cioè è saper aspettare e ricominciare continuamente. Quando dici ah no mi son stancato, non c'hai pazienza quindi non stai amando. Ciao.
L'amore è benevolo. La benevolenza. La dolcezza. È la dolcezza che sa fidarsi dell'altro. Puoi pure avere ragione ma finché all'altro arriva la pretesa e non la tenerezza quella persona non cambierà mai. Quindi se il tuo amore non è benevolo non è amore, dice san Paolo.
L'amore non è invidioso. Noi dobbiamo combattere l'invidia che è quella che ci fa sentire inferiori agli altri. Se tu ti senti inferiore all'altro e dici guarda io ti amo mi sento cosi poco davanti a te, stai dicendo sono invidioso di te e per questo mi sottometto e sto qui ad amarti. Quella non è umiltà ma frustrazione.
L'amore non si vanta, non si gonfia. Combattere la vanagloria che è il
sentire il bisogno di essere riconosciuti. Tutti devono accorgersi di quello che faccio. Se il tuo amore cerca sempre il grazie, se tu ami per sentirti dire grazie, quello non è amore è commercio.
Combattere la superbia. È il contrario dell'Invidia, cioè ti senti meglio degli altri, al di sopra: ah guarda come siamo bravi noi, come siamo più belli e caritatevoli, guarda meno male che noi non siamo come loro, sono tutte espressioni di superbia. E quando ti accorgi che hai qualcosa davvero in più, affrettati a condividerlo, a dividerlo. Appena ti accorgi che hai un panino più grande degli altri spezzalo subito e condividilo.
L'amore non manca di rispetto, cioè avere sempre cura dell'altro al di là di come si comporta.
L'amore non cerca il proprio interesse, cioè non piegare l'altro sotto il peso delle tue aspettative, ai miei bisogni e ai miei fini. Perché così non si amano le persone, le si usa per i propri scopi
L'amore non si adira. Tu puoi dirti che hai ragione ma se usi l'incavolatura magari pure contro un'altra incavolatura stai usando il male per un bene e non funziona. Il fine non giustifica i mezzi, li specifica: se il fine è buono il mezzo deve essere buono. Sennò sono scorciatoie e furbizie che non producono amore. Quindi impara a non incavolarti, a non alzarti e andartene via e a non offenderti in modo permaloso e capriccioso. Un uomo si può indignare ma nella sua maturità non si offende, si indigna con estrema virilità. Medita. Sta zitto e quando parla per difendersi ha quella lucidità e saggezza tale che risolve qualsiasi controversia ottenendo una creascita anche nell'altra persona.
L'amore non gode mai dell'ingiustizia. Sempre. Non dire ah finalmente ha avuto quello che si meritava. Questa è giustizia. No. La giustizia è non godere mai di queste cose. Anche quando riguarda quelli che si meritano una lezione.
L'amore si compiace della verità, non accetta scorciatoie e semplificazioni. Chi vi dice ti offro la soluzione rapida per questo e quello, vi sta fregando perché l'amore vero è un amore che si carica della fatica dell'amore.
(Se sei arrivato in fondo sicuramente sei curioso, provi a fidarti di quel che ti dico e magari cercherai di usare qualcosa di quel che ho riportato. Anche questo è amore. Grazie.)

lunedì 8 ottobre 2018

La logica dell'amore

La vita spirituale è come una relazione di amore, non è fastfood, cotto e mangiato; si può fare sesso, essere piacevole ma per piacere, non chiamatelo amore.
L'amore corrisponde alla logica della pazienza. Costruire una relazione con qualcuno mette in conto la sofferenza, è faticoso, ci vuole tempo. Si, c'è il fare l'amore con quella persona ma mai pensare che l'amore sia solo quello. C'è bisogno di pazienza, bisogna lavorare su un rapporto. Bisogna sprecare il tempo, si, sprecare, perdere, sperperare. Perché la logica dell'amore non è la logica del guadagno, del vedersi restituire attenzioni per il dovere di farlo. E neanche solo per il piacere. Non è la logica del fare solo ciò che piace per fare in modo di piacere alla persona che amiamo, perché quello sforzo col tempo, stanca, logora, annoia.
La logica dell'amore è creativa perché non fa fare e dire verità per compiacere ma per il gusto e la bellezza di quella verità. Di quella specifica, unica, bellezza. Ed è quella che mai si stanca di cercare se stessa e parte da noi come persone singole e poi si abbraccia con la persona che amiamo. E allora perché amiamo?
Mah, possiamo trovare ragioni, motivi. Ma l'amore non corrisponde a questa logica. Possiamo dire che una persona ci intriga, ci interessa, ha delle qualità che ci piacciono, una fisicità che ci attrae. Ma sai quando è vero dire: la amo? Lo amo? Perché semplicemente non ne abbiamo alcuna idea. Sembra un controsenso ma non lo è. Perché ascoltiamo una voce dal profondo, quella voce che si ostina a tentare ancora con una persona, ad aspettare ancora, a perdonare ancora, ad ascoltare ancora. Ancora una volta, dice quella voce profonda, mentre la testa è satura, orgogliosa, fredda e dice: basta. L'amore è dire: ancora, nonostante tutto, sebbene, anche se...e tutte quelle cose che assomigliano ad aggrapparsi alla speranza.
Ci sono tante ragioni per amarci e ce ne sono altrettante per odiarci.
Quindi non potrei essere più sincera se non nel dirti: non lo so perché ti amo, ma tu resisti qui dentro, nel profondo. E mi canti la vita. E mi canti te stesso. E io ascolto solo te.

venerdì 5 ottobre 2018

Che nome dai all'amore

Non riesco oggi a trascrivere quel che ho sentito. È tutto così grande per me che ti metto il link, così che, se riuscirai a ritagliarti del tempo, anche poco alla volta, lo ascolterai.
Se proprio ti va di immaginarmi mentre ascolti torna a quando mi guardasti dire: non riesco a dirlo. Io non l'ho mai detto. E senti che infilo le mie dita nei tuoi spazi, il calore dei nostri palmi combaciare, la stretta che ci fa già una sola carne, come gli sposi e come i santi. Non ho mai amato cosi. Tutti gli altri uomini non possono competere con la luce che tu mi rifletti. E guardami piangere commossa dopo la lettura di quella lettera che ascolterai.
Quando la mia vita, questa, finira', io saprò di aver amato te, anche in tutta questa mancanza.
E scusa se lo scrivo, ma è TANTO FORTE E TANTO PRESTO, non so gestirlo, non so dirtelo di persona, ma è reale. Ricordalo quando ci vedremo.
https://youtu.be/nqsGEG0TOd0
https://youtu.be/nqsGEG0TOd0

giovedì 4 ottobre 2018

La stella 🌟 e il cammino

Utile a tutti.
Ma dedicata ad un amico speciale.
Le stelle a cosa servono? Al pescatore che si è perso e guarda il cielo per vedere il nord. Non c'è scritto che farà della sua vita, ma c'è la stella polare che indica la strada per tornare a casa. Bisogna essere pratici, la vita spirituale è una cosa concreta. Non rimane solo nella nostra testa.
Noi ci siamo svegliati questa mattina perché abbiamo una stella che ci ha fatto svegliare, cioè un motivo.
Quando andiamo in crisi? Quando lo perdiamo questo motivo.
Cosa fare? Trovare il coraggio di rientrare in noi stessi. Ma abbiamo paura di farlo perché solitamente accade qualcosa di traumatico e molto spesso sperimentiamo il buio e se proviamo a fare luce, scopriamo il caos che vi abita e tante cose di noi che non ci piacciono. E allora dentro di noi è più un vaso di pandora che un cielo stellato
Mai scoperchiare noi stessi! La maggior parte della vita la viviamo fuori da noi stessi. "Convertirci" cambiare non significa comportarci bene ma significa tornare in noi stessi. Le crisi esterne sono in realtà una mancanza di interiorità e di vita spirituale che non significa snocciolare preghiere e rosari se questi vengono usati come evasione dal reale, significa capire e sperimentare che siamo templi del reale e dentro di noi abita la divinità, l'amore (nel caso di un cristiano, abita Cristo)
E come si fa? La preghiera più difficile per un cristiano è stare dieci minuti in completo silenzio. Dopo solo qualche istante il mondo cerca di invadere la mente. In quel silenzio stai esplorando il buio. (Io l'ho fatto. Gratuitamente, verso dicembre dello scorso anno, una settimana sono andata, vuota, senza alcuna aspettativa, a fare questo tipo di preghiera di fronte a cristo. Ed ecco in quel buio egli ha seminato un desiderio grandissimo e per me inconcepibile: comprare casa. Da sola. Non è che uscendo BAM idea nuova. Tutti gli avvenimenti immediatamente successivi si sono svolti in maniera così rapida nella mia vita che mi hanno portata dopo soli tre mesi, ad abitare una casa tutta mia. E qui ti dico che non solo mi ha fatto un regalo gigante nel momento della preghiera, ma stava già preparando il cammino per me in quel senso quando quel giorno di due mesi prima mi è stato chiesto: come vedi casa tua e come ti vedi tu? Disegna la tua casa. A ripensarci mi vengono le lacrime agli occhi sia perché l'amore e la cura di dio nei confronti della mia vita sono meravigliosi e sempre presenti soprattutto quando non chiedo nulla, sia perché tu, voi, siete stati tramite e strumento meraviglioso di questo mio cambiamento di vita. Vedi quindi quanto siete importanti per me? Vedi perché nessuno è mai abbandonato da dio/padre? Dobbiamo solo permettergli di agire ogni tanto con la sua grazia nella nostra vita)
Se lo fai, rimani fedele una settimana in questo buio, in questo silenzio ed ad un certo punto il silenzio vi rivelerà qualcosa. È come abituare l'occhio al buio che all'inizio senza luce rimani fermo ma poi piano piano l'occhio si abitua e ad una ad una si rivelano le stelle dentro.
Quello che devi fare ora è cominciare seriamente a vagliare queste stelle e capire quali sono i veri desideri e quali i capricci, quali sono le aspettative degli altri. E quando sarai tornato in te stesso capirai che tutti agiamo in funzione di quel desiderio specifico (per es sentirmi amato) e che tutto il giorno diciamo e facciamo cose per realizzare quel desiderio. A quel punto possiamo imparare a gestire questo bisogno oppure farci accecare dalla stella e farla diventare un'ossessione.
Se non impari a scegliere le stelle buone per la tua vita non sarai felice.
E benedette siano tutte le crisi esteriori che ti capitano! Sono benedizioni, occasioni per rientrare dentro te stesso e ricominciare a capire che direzione prendere.
(Coraggio, allora, non sei solo anche se questo è un cammino che devi intraprendere da solo. Ma lungo lo stesso, incontrerai chi ti aiuterà, come è successo a me con te, con voi. E se ti dico io per te ci sono, non dico le solite cazzate. Io già ti vivo come amico. Chiamami, scrivimi, fai come ti pare. Sappi che basta, Miriam, possiamo parlare?)

mercoledì 3 ottobre 2018

Vi riconosceranno da come vi amerete (parte 6)

Nella dinamica dell'amore non dovete immaginare di avere a che fare con un cane buono e tenero, non sempre almeno, ma con un gatto selvatico, bisogna prenderlo alla larga perché sennò si fa danno.
(Allora io sono quel gatto sai e tu sei l'istrice)
Nell'amore non siamo chiamati a salvare nessuno, spesso ci confondiamo e pensiamo che chissà che crociata dobbiamo compiere nella vita dell'altro, ci sbagliamo ovviamente. Noi siamo chiamati ad amare quella bestiolina che il signore ci ha messo a fianco, contro tutte le sue e le nostre interiori resistenze.
(Io mi stupisco quando la gente dice che una coppia non possa stare insieme tutta la vita, con tutto quello che c'è da fare e da amare e da corteggiare con minuzia e creatività e mitezza e pazienza e passione, come cavolo ti annoi? Sai perché? Perché la gente pensa che passione=sesso e amore=emozione. CAZZATE GALATTICHE. Passione è: sono disposto a soffrire pur di volerti bene. Amore è: superare e trascendere, sublimare l'emozione del momento e trasformarlo in un progetto di cura e tenerezza e volontà, giorno per giorno, fisicità e spirito. Vuoi un uomo felice? Hai pensato a dargli la tua fiducia, per la sua stima in se stesso e per la sua virilità? Vuoi una donna felice? Hai pensato a prenderti cura dei suoi pensieri, del suo umore, della sicurezza in se stessa?)
Noi non salviamo nessuno, cristo vi pensa. (Noi siamo chiamati ad amare, che è una sfida gigante, ma è una scalata di sicuro successo.
'More lanciami una corda, legami a te.  questo nodo non va sciolto eh xD)
[Che fatica che si fa, si, perché sei faticoso eh, pure io, non siamo perfetti e immensi, ma piccoli e poveri e imperfetti, ma quando poi si comincia a volare insieme...]

Don't write red light!

Ti guardo venire, le guance rosse, la bocca aperta e l'ultimo pensiero lucido è:  voglio solo riempirla con la mia lingua.

So, baby, I'm not an angel.
I put red lights and red thoughs.
Grab my red hair and...
Are you angry or hungry?
I'm really not an angel
I know my sins
the best is you but I don't know you in this way. Not yet.
What do you want now?
Close your eyes or grab your...red light?

lunedì 1 ottobre 2018

La preghiera nella coppia

(Dato che ti ho chiesto di spogliarti, e che stamani ho ascoltato questo, capirai anche tu come non potevo non condividerlo con te)
Che cos'è la preghiera in una coppia?
Assieme all'affettività, alla corporeità, alla fisicità, la preghiera è quella che ti fa entrare di più nell'intimità con l'altro. Nessuno di noi si spoglia di fronte a chiunque perché questo implica un'intimità. Quando preghi veramente sei vulnerabile e metti in comunione la parte più autentica di te e quando l'hai fatto con qualcun altro il rapporto si fortifica e si diventa più uniti.
(Dai, quante donne e uomini ti hanno chiesto il tuo corpo? Quanti ti hanno spogliato senza toccarti mai nel profondo? Guardati bene dentro perché vuoi essere toccato solo da chi con la sola punta delle dita, riesce a farti piangere e sorridere sfiorandoti il cuore e l'anima, accarezzando i tuoi pensieri. Forse hai smesso di credere che possa accadere davvero ma se smetti di avere fiducia che esista una persona così per te, come farai a trovarla o a riconoscerla se Gesù te la metterà di fronte agli occhi?)
Ora ti chiedo, vuoi pregare con me? Ogni giorno ci daremo appuntamento, con l'anima, coi pensieri. Basterà un ave maria alle 18.00. Non mancare. Io non mi dimentico. Guardami mentre prego con te, inginocchiati insieme davanti a Maria, seduta, che scioglie con costanza e cocciutaggine di madre, tutti i nostri nodi. Si dice: maria che sciogli i nodi, prega per noi.

Vi riconosceranno da come vi amerete (parte 5)

(Spogliati.
Mi guardi stranito, forse eccitato. Perché, chiede il tuo sguardo. Perché ora ti porto sulla soglia del mio inferno.
Sfilo ciò che ho addosso, Adamo ed Eva non avevano il pudore addosso quando si sono incontrati e si sono amati. Non conoscevano la separazione dall'amore e dal creato. Non conoscevano la mancanza di amore, quella che ci fa proteggere e vergognare, quella che ci spinge nei sensi di colpa del nostro inferno personale.
Spogliati, amore mio. Io ti amo ma non ti guarderò. Ecco. Ti do le spalle. Se hai troppo caldo, stai un poco distante da me, non farti male se non sei pronto. Una ad una le mie vecchie cicatrici, ferite autoinflitte nella maggior parte dei casi. Immagina un quadro di Fontana, fatto solo di fiamme.
Ecco la prima ferita. Sei tu, ti sento dire. Sono io, ti rispondo. Cosa stai facendo. Guardo un punto fisso. Guardo il dolore che mi ha causato il tradimento di quell'uomo per la sua vanità e la sua insicurezza. E lo guardo. E lo guardo così come fisso tutta la mia energia contro una storia passata. Guardo il giorno in cui sono stata abbandonata da piccola e tutti si erano dimenticati di me. Guardo quando mia madre stette male e mia nonna mori proibendomi di andare al suo funerale. Guardo quando mio padre fu ricoverato ed ebbi paura per lui. Guardo quando seppi dell'alcolismo di una certa persona, guardo me stessa al funerale del mio amico morto di cancro. Mi guardo piangere e rinnegare dio e affogare nell'ira. Guardo me stessa mentre mi faccio divorare dall'invidia nel desiderare di essere amata dal ragazzo che invece amava un'altra. Guardo me stessa mentre mi costruisco la grotta di pietre, dolore su dolore, pena dopo pena. Guardo me stessa che costruisco il mio inferno e che gioisco nel farlo.
SMETTI SMETTI. gridi tu. Ma io ti faccio un cenno: non ti preoccupare. È il passato. È passato. E tutto è già stato riparato e salvato. Altrimenti sarei in quel punto fisso e rimarrei attaccata alla mia storia come una pazza narcisista ed egocentrica alla quale era stata negata la felicità
Perché lo hai fatto? Sei stupito, sei sconcertato. Ora viene il peggio. Non mi volto per rispetto alla tua nudità. Ma ti rispondo: perché tu lo fai? Perché continui a farlo tu? Ci hai mai pensato? La nostra storia di dolore ci rende quel che siamo, ma non ci definisce. Le perdite, le innumerevoli morti, non ci ammazzano l'amore, se non lo permettiamo.
Non riesco a metterci una pietra sopra su tutto, dici tu.
Solo perché identifichi chi hai amato in quel punto fisso. Ma quello, la fissazione, l'attaccamento al dolore come se fosse nostra madre, nostra nonna, nostro padre, il nostro amico, quel nostro amore, è il nostro inferno, non chi abbiamo amato e perduto.
Chi abbiamo amato non sta lì in quel dolore, sta nel nostro sguardo, nelle mani, nella forma delle unghie, nello spessore dei nostri capelli, nel dito del piede, nella dentatura storta e in tutte le azioni abitudinarie che facciamo ancora, ogni giorno. Con altre persone. Puoi uscire da tutto questo inferno autoinflitto prendendo distanza dalla tua storia, anche se sembra una cosa sbagliata. Una cosa ingiusta dovrebbe essere vivere e amare se chi ce lo ha insegnato non c'è più? No non è ingiusto prendere quella distanza. Quello è lo spazio in cui ho permesso a cristo di entrare per darmi uno sguardo nuovo, su di me, su ciò che è stato. Quello è lo spazio del perdono. Si, perché non esiste solo il perdonare l'altro. Si parte prima di tutto dal perdonare il proprio passato e la propria storia. E quando si perdona, si ama.
Ora puoi rivestirti. Fai in fretta, ti prego, amo guardarti negli occhi.)

domenica 30 settembre 2018

Vi riconosceranno da come vi amerete (parte 4)

Detto questo mostrò loro le mani e il costato. È l'esperienza di un amore appassionato che traduce in azione le parole: sono disposto a morire per te. Anzi, sono morto per te e lo rifarei migliaia di volte. Tu quindi puoi dir di aver incontrato l'amore quando incontri qualcuno che ti fa sentire questo: sono disposto a soffrire pur di volerti bene. Guardate son tutti buoni a volerti bene quando non c'è niente da pagare (questa è potentissima come uno schiaffo eh)
Ora. Fai più della memoria. Rileggi queste quattro giornate e dai un nome e un cognome a tutto questo. Identifica il giorno in cui hai sperimentato questo amore, quando il tuo cuore è ridiventato di carne, quando la tua tristezza è divenuta gioia, quando hai sperimentato una persona che ti ha amato gratuitamente, senza la paura che tu potessi farla soffrire. Se ci riesci il giorno, l'ora perfino.
Tieni sempre presente che queste esperienze sono come lampi di luce in lunghe notti però.
(Se ricordi il calore e la forza della mia mano che stringe la tua io sarò un piccolo lampo e tu sarai il mio)
Ora medita queste cose nel tuo cuore, chiedi a Maria di sciogliere i tuoi nodi, anche se non hai fede, anche se non credi in dio, ma ti fidi un pochino del mio affetto, della mia amicizia, del mio amore.
E preparati per domani. Si parlarera' di perdono.

Vi riconosceranno da come vi amerete (parte 3)

Tu puoi dire di aver incontrato l'amore nella tua vita quando hai incontrato delle parole che hanno acceso in te la logica della felicità. Incontrare l'amore significa incontrare parole che ridanno significato alla tua vita, prendono i frammenti della tua vita e li rimettono insieme.
(Come sono vestita ora? Cosa guardi mentre ti riferisco le cose che ho sentito? Che profumo ha ciò che ti circonda? E che colore ha? Stai sorridendo alla luce del sole o stai aspettando il tramonto? Fa freddo?
Dai una forma alla tua parola, modellala come si fa con la creta. Scolpiscila come si fa col marmo.
Tagliala come si fa col legno.
Contienila come si fa con l'acqua.
Quando l'hai trovata, tienila con cura, quella parola sarà per te e per le persone alle quali vorrai rivelarla, un sinonimo di AMORE.)

sabato 29 settembre 2018

Vi riconosceranno da come vi amerete (parte 2)

Tu puoi dire di aver incontrato l'amore quando ti senti vivo: ti sentivi come morto e l'incontro con una persona, un amico, una situazione, qualcosa che hai letto o che hai visto, quel qualcosa l'hai toccato e hai avvertito di essere vivo.
Quel qualcosa ti resuscita dal tuo sepolcro. E nessuno può essere così presuntuoso da poter dire che non ha mai provato quei dieci minuti in cui con quella persona etc non si sia sentito rivivere. È così vero che abbiamo fatto questa esperienza così intensa che poi ci diamo dei cretini e cominciamo a convincerci che quella non era la realtà, ma solo una bellissima fantasia e tutto il resto del tempo è la realtà. E invece è l'esatto contrario, quei dieci minuti sono la realtà, quella più autentica.
Il problema quindi qual è?
È che noi non ci sentiamo sempre amati, non ci sentiamo sempre vivi, ma noi lo siamo e siamo sempre amati.
E quando fai quell'esperienza dell'essere vivo, fosse anche per un secondo, sai che non sei fatto per quel sepolcro. Quello NON è il tuo destino. Quel sepolcro è il nostro cuore, pietra indurita dalle delusioni e dalle illusioni. Cuore che si protegge e non vuole più essere ferito. (Ti ricordi la prima volta che ci siamo visti? Manco ti conoscevo e avevo trovato il tuo cuore dentro ad una scatola di legno, ad un certo punto l'ho tirato fuori e te l'ho spinto in petto. Ricordi?)
(Ecco, a me lo ha fatto per primo cristo, ha piano piano trasformato il mio cuore, da pietra a carne viva e lo ha fatto mostrandomi il suo sanguinante e lo ha fatto anche in quel battito che mi hai passato tu quando mi hai abbracciata. E forse lì Cristo ci amava entrambi, non credi? Nel tuo battito e nel mio)
Possiamo dire di aver incontrato l'amore quando quell'incontro ci ha restituito il diritto di sentirci nuovamente umani, di sentire dentro di noi la fragilità di un cuore di carne e di sentire la libertà di cedere le difese alle quali ci aggrappiamo per non soffrire più. Noi incontriamo l'amore e la vita e il Signore ed è la stessa cosa e lo spirito nuovo che nasce non è un illusione perché l'illusione ci racconta frottole comode, no, lo spirito nuovo ti dice che tutto quello che ti è successo o che hai fatto o subito di male c'è stato, si, ma non è tutto lì. Non finisce lì, chiuso in quel sepolcro di sofferenza. Fuori, che poi è la parte più intima di noi, il nostro cuore di carne, c'è molto di più. C'è quell'incontro che ti ha cambiato la vita, che ti ha cambiato l'amore.
Fine parte 2
(Fai memoria. Fai memoria dell'incontro, della pienezza di quell'istante, di quell'abbraccio, fai memoria del bene perché, stai attento, la gabbia è il male che ci vuole tenere legati alle nostre sofferenze, al male che abbiamo subito e quello che abbiamo causato. La lotta spirituale non è facile. Fai memoria del bene. Fai memoria dell'amore. Quello ha sempre l'ultima parola. Quella è la chiave che ti apre la cella. Il male vuol far credere che abbiamo perso la chiave, il bene ci fa vedere che è saldamente nelle nostre mani. Io ho fede in te. Guarda bene quel bene nelle tue mani.)

venerdì 28 settembre 2018

Vi riconosceranno da come vi amerete (parte 1)

I sogni o diventano carne o non servono. (Non male come inizio eh?) Ti premetto che ciò che leggerai è molto fedele a ciò che ho ascoltato perché questo filosofo don Luigi maria picoco è eccezionale e non voglio ritoccare troppo le sue parole. Al massimo metterò qualcosa di mio tra parentesi.
Ok. Ripartiamo.
I santi sono coloro che hanno saputo sognare ma anche rendere carne l'inquietudine che non li faceva dormire la notte, ciò che era stato piantato nel loro cuore come un sogno, un desiderio, un'urgenza che ha bisogno di essere ascoltata e accolta.
Normalmente tutto questo, sebbene vestito di tante cose diverse, alla sua base è amore.
Ma mai come in questo periodo e in questa società l'amore è stato frainteso, venduto come un basso sentimentalismo, frainteso perché amore è ciò che io penso debba essere l'amore, perché fa parte di qualcosa di luccicante che ti sbattono in vetrina e il mondo usa spesso per confonderci con la sua superficialità. Ma l'amore non è una cosa superficiale, è la cosa più decisiva di una persona. Non è decisivo quello che hai o quello che fai. È decisivo quello che ami. E la tua felicità non dipende da quello che hai o fai ma se nella tua vita c'è amore o no. Perché potrai avere obiettivi e traguardi e alcune volte non li raggiungi e ti convinci, illudendoti, che non sei felice per quello. Ma se li raggiungi e non sei ugualmente felice come la mettiamo?
E andiamo avanti. La prossima meta. La prossima esperienza. Avanti. Ma non è avanti che troveremo quello che stiamo cercando, è fermandoci e andando invece più dentro, più a fondo. La felicità non è andare avanti ma andare dentro le cose e le relazioni e le persone.
Quando ci accorgiamo di aver l'amore? Quando avvertiamo che la nostra vita è significativa. In questo senso noi non possiamo vivere senza l'amore. E non possiamo darcelo da soli. Occorre che ci venga donato, come la vita stessa, è qualcosa che riceviamo. E qualche volta capita che chi ci doveva passare questa esperienza dell'amore ci abbia segnato. Ed ecco la ferita che ci portiamo dentro, da guarire.
(Qui, amoremio, ho incontrato Cristo che mi ha mostrato le sue ferite e mi ha detto: io sono come te. Io ti posso capire. Ma tu, miriam, non puoi guarire da sola. Lascia che ti aiuti. Lascia che ti ami, lascia che ti tiri fuori dal tuo sepolcro)
Fine parte 1
(Buonanotte, amoremio, sogna cose belle, ma se rimani sveglio [sarebbe bello parlare con te nel cuore della notte] allora accogli la tua inquietudine e chiedile senza affanno: cosa mi vuoi dire?)

giovedì 27 settembre 2018

Come riconosci l'amore nella tua vita?

Ho ascoltato una lezione molto importante e molto difficile. È ricca e per questo è un pasto difficile da digerire. Te ne voglio parlare, quindi, ogni giorno, ti dirò quel che ho sentito perché capita di non capire se si ha incontrato o no l'amore nella propria vita oppure ci si confonde o ci si illude.
Io, a scanso di equivoci, te lo dico subito: sì.
Capirai cosa intendo e chi e come, leggendo, avendo pazienza, non essendo geloso o invidioso, arrabbiato o deluso. Arriva fino alla fine.
Ora preparati, siediti dove vuoi, vicino o lontano, dietro una siepe, insieme alle rose, appoggiato ad un albero, seduto su un prato (ma stai attento alle primule per piacere), vicino alla fontana o alla statua che più ti piace. Sentiti in pace.
Ti amo. Cominciamo.

Regina di nulla 👑

Sai, io non voglio indossare alcuna corona. Accettare una corona significa accettare di indossare le aspettative di qualcuno e quindi finire con una testa pesante da sostenere.
Non ti chiederò mai di soddisfare i miei ideali, le mie idee, i miei sogni perché tu non ti ritrovi con una corona scintillante ma un uomo infelice.
Come tu mi vuoi io sarò non vale neanche nei confronti di dio perché punto primo: come facciamo davvero a conoscere la sua volontà sulla nostra vita? Questa è una bella trappola di superbia eh. E quindi come agisco? Mah, guarda, cerco ogni tanto di vivere certe cose come nel vangelo e lì non c'è scritto: sii come voglio io così ti amerò. A me sembra di aver capito invece: io ti amerò e così prova ad amare anche gli altri.
E se qualcuno pensa che siamo parte di un progetto e dio è un re despota che decide secondo i suoi piani, mi vien da obiettare: il suo più grande piano è che siamo miriam e (tu) felici. Stop. Come esserlo? Ce la dobbiamo vedere noi. Nessuno chiede a nessuno di essere diverso da ciò che è e si è ripromesso di essere. Basta che almeno ogni tanto ci chiediamo: ma io sono la miriam e tu sei il tu più felici che possiamo essere? Perché è solo questo che conta. E solo questo che dio padre e re senza corona, se non di spine che ha portato per amore nostro, vuole per i propri figli.
Non ho bisogno di corone e neanche tu.
Siamo già figli amati. E si parte da qui. Sempre dall'amore. Solo dall'amore, per essere felici.
Si gridi: lunga vita a noi, nessun re e nessuna regina!
Si dica di noi: non mi pare che abbiano mai smesso di amarsi.

mercoledì 26 settembre 2018

Il rosario del giovedì

Vedo il tuo volto sorpreso e forse un poco deluso ma lascia che ti spieghi chi è l'uomo che tengo per mano.
Tu lo conosci già ma oggi lascia che te lo spieghi io.
Si tratta di un mistero della luce questa fraternità.
Come te, mi ha conosciuta e a suo modo mi cerca, sento che ha bisogno.
Anche lui è stanco. Anche lui è solo. E il mio maestro mi ha detto: venite a me, voi che siete stanchi e oppressi e io vi ristorerò. E quindi, siccome vi vuole amare entrambi, io non posso che fare il minimo che posso, vi prendo per mano e presto la mia umanità perché voi vi sentiate amati da lui e così siate fratelli, in competizione solo nello stimarvi a vicenda, nel volervi del bene a vicenda e nel farlo.
Oggi quindi vi sono anche sorella.
(E per favore, quando passi di qui, nel mio giardino, nella mia città, fermati, chiama il mio nome e lascia che ti corra incontro per prendermi il tuo abbraccio, perché ne ho molto bisogno sai? Non mi lasciare senza il tuo abbraccio)

Baciarti è na' favola!

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Di quella volta che la maestra ci ha detto: sono rimasti gli ultimi costumi, per voi va bene devo dire, tu caro, sarai il drago e tu cara, farai la principessa.
E poi se ne è andata. Lasciandoci soli. Occhi negli occhi.
Mai lasciarci occhi negli occhi senza interruzioni perché, a cadenza improvvisata ma a suo modo puntuale, ci innamoriamo. E facciamo follie.
Dunque dicevo. Ci siamo guardati tipo per un minuto e insieme abbiamo fatto lo stesso gesto e abbiamo detto la stessa cosa: toh.
E niente.
Alla fine alla recita tu sei stato una principessa bellissima e io il più bel drago mai visto. Molto spaventoso. Sempre stata un poco inquietante, io. Sempre stato un poco Rapunzel, tu.
Alla fine hai tentato di baciarmi ma non ci riuscivi per via della mia testa enorme e allora ci siamo scambiati i costumi ma il problema non si è risolto. Vabbe, mica ci potevamo baciare, eravamo solo bambini!
Ora siamo grandi. Niente costumi. Più o meno...
Quindi possiamo anche baciarci. CHE DICI EH?

martedì 25 settembre 2018

Quando ti son madre

Quando ti son madre
ti confesso una mia vocazione
e tu
che una madre ce l'hai (vicina o lontana)
ti chiederai: ma che donna è questa, mai?
allora io ti dico, sempre, che non hai solo sogni da realizzare e obiettivi da raggiungere, questa è una mentalità squisitamente maschile
hai anche nodi da sciogliere.
Non li ignorare.
Lascia che ti mostri la donna che abita il mio giardino da un po' di tempo a questa parte: per me lei è bellissima e le voglio assomigliare.
Non so che accade nel corpo di un uomo quando la vede e io dico: guardala voglio essere bella come lei, rosa profumatissima e sole che sorge
forse perderai il tuo desiderio su di me
ma so cosa accadrà al tuo cuore: si aprirà, come un fiore

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Comincio da qui

Comincio da qui
comincio di nuovo
non smetto mai
sono una montagna russa
difficile da scalare
allora posso solo chiederti: hai ancora voglia di salire?
Qui troverai solo Luce e colori
metto al bando le parole che ti hanno ferito
non voglio usarle mai più
anche quando litigheremo
non userò più le mie lame su di te
perché voglio che entrando nel mio cerchio fiorito
tu possa solo attingere a profumi che ti possano offrire uno spazio in cui sederti e trovare ristoro dalle fatiche
se dovessi tacere tu lascia correre
o corri qui, da me, per tenermi le mani mentre sto zitta
perché la cosa più bella che sto imparando amandoti è la mia fragile ferita bisognosa d'amore e di te.
(Mancatuttomancatanto)

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